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Diritti Animali

Il business dei macachi influencer: come i social media sfruttano i primati nel Sud del mondo nel 2025

Un’inchiesta globale rivela il costo nascosto dei video virali con scimmie, smascherando il traffico e la crudeltà che alimentano l’industria nel Sud globale nel 2025.

Di Elena Moretti5 min di letturaNairobi, KE
Macaco con smartphone in una casa diroccata, simbolo dello sfruttamento dei primati nei video sui social media
Humane Foundation / AI-generated

Il 2025 segna un punto di svolta nella consapevolezza globale: i video virali di macachi che ballano, cucinano o indossano abiti umani non sono innocui divertimenti, ma il prodotto finale di un’industria multimilionaria radicata nel Sud globale, dove il traffico illegale di primati e la crudeltà sistematica alimentano il nostro feed. Mentre le piattaforme social raccolgono miliardi di visualizzazioni, i macachi — specie come il Macaca fascicularis e il Macaca mulatta — subiscono estrazioni forzate dai denti, addestramento con punizioni fisiche e isolamento sociale, una realtà che l’Occidente ignora.

Perché i macachi sono i bersagli preferiti del traffico per i social media?

I macachi sono i primati più diffusi e resilienti del Sud globale, con popolazioni abbondanti in Indonesia, Thailandia, Malesia e Filippine. La loro adattabilità li rende facili da catturare e detenere in cattività, mentre l’aspetto simile a quello umano — occhi espressivi, mani prensili — li trasforma in star istantanee sui social. Secondo uno studio della Oxford Wildlife Trade Research Group (2024), il 67% del traffico di primati vivi nel Sud-est asiatico ha come destinazione finale l’intrattenimento digitale o fisico, non la ricerca biomedica come si credeva. I cuccioli, catturati dopo l’uccisione della madre, vengono venduti per 50-100 dollari nei mercati locali e rivenduti a ‘addestratori’ per 500-1.000 dollari.

Paesi di origine dei macachi sequestrati nel traffico per social media (2024)

Fonte: UNODC Wildlife Crime Report, 2024

L’Indonesia è il punto caldo: il 38% dei sequestri globali di macachi vivi avviene qui (UNODC, 2024). A Giacarta e Bali, i mercati di uccelli (pasar burung) sono i centri nevralgici del traffico, dove i cuccioli vengono esposti in gabbie minuscole. Da lì, il 70% viene trasferito in strutture di addestramento informali, spesso in case private, per essere preparati ai video.

Cosa succede realmente durante l’addestramento dei macachi influencer?

“Ho visto cuccioli di macaco legati a pali per ore, picchiati se non alzavano una mano, e tenuti svegli con caffeina per ore di riprese. Non è addestramento: è tortura programmata.”

— Dr. Supatra Chaiyaporn, veterinaria, Wildlife Friends Foundation Thailand

L’addestramento inizia a 3-4 mesi di età, quando i cuccioli sono più malleabili. I metodi documentati da indagini sotto copertura (Animal Defenders International, 2023) includono: privazione del cibo per forzare l’esecuzione di comandi, shock elettrici a basso voltaggio per insegnare pose statiche, e isolamento sociale per prevenire comportamenti naturali di gruppo. I denti canini vengono spesso estratti senza anestesia per evitare morsi durante le interazioni forzate con umani o oggetti. Ogni video virale di 15-60 secondi può richiedere ore di registrazione e decine di ciak, con l’animale tenuto sveglio fino a 18 ore al giorno.

PaeseMetodo principaleDurata media addestramentoCosto per video
IndonesiaShock elettrici + privazione cibo4-6 settimane800-1.500 dollari
ThailandiaIsolamento + punizione fisica6-8 settimane1.000-2.000 dollari
MalesiaPrivazione sonno + ricompensa selettiva3-5 settimane500-1.200 dollari
Confronto tra metodi di addestramento dei macachi influencer in tre paesi del Sud globale. Fonte: Animal Defenders International, 2023

Qual è il ruolo delle piattaforme social nella diffusione di questi contenuti?

Le piattaforme come TikTok, Instagram e YouTube hanno linee guida che vietano contenuti di crudeltà animale, ma l’applicazione è inefficace. Un’analisi della Social Media Animal Cruelty Coalition (SMACC, 2025) su 1.200 video con primati pubblicati tra gennaio e ottobre 2024 ha mostrato che i video con scimmie ricevono in media il 40% in più di condivisioni e commenti rispetto alla media della piattaforma. Questo engagement premium spinge gli algoritmi a promuoverli, non a rimuoverli. Dei 1.200 video, solo 144 (12%) sono stati rimossi entro 24 ore dalla segnalazione; il 35% è rimasto online per oltre una settimana. TikTok ha il tasso di rimozione più basso (8%), seguito da Instagram (14%) e YouTube (22%). Le piattaforme guadagnano direttamente dalla pubblicità associata a questi video: si stima che i contenuti con primati generino oltre 200 milioni di dollari di entrate pubblicitarie globali all’anno (SMACC, 2025).

Cosa stanno facendo i governi del Sud globale per fermare il fenomeno?

Le risposte governative sono frammentate. L’Indonesia ha introdotto nel 2023 il rafforzamento della legge sulla conservazione (UU No. 5/1990), che vieta il possesso di primati protetti, ma le pene massime (5 anni di carcere) vengono applicate raramente: solo 12 condanne per traffico di macachi tra il 2020 e il 2024 (Ministero dell’Ambiente indonesiano, 2024). In Thailandia, il Wildlife Conservation and Protection Act (B.E. 2562) classifica i macachi come specie protetta, ma le sanzioni per l’addestramento a fini commerciali sono ambigue; un caso del 2023 a Phuket ha portato a una multa di soli 10.000 baht (circa 280 dollari). La Malesia ha avviato nel 2024 una task force congiunta tra polizia e dipartimento della fauna selvatica per monitorare i contenuti online, ma le risorse sono limitate: solo 15 agenti per l’intero paese dedicati ai crimini digitali contro la fauna (TRAFFIC, 2024).

Condanne per traffico di macachi in tre paesi del Sud-est asiatico (2020-2024)

Fonte: UNODC Wildlife Crime Report, 2024

Nonostante l’aumento delle condanne (da 8 nel 2020 a 21 nel 2024), il numero è irrisorio rispetto ai sequestri annuali (4.000+ esemplari). La mancanza di coordinamento tra le forze di polizia locali e le piattaforme social rallenta ulteriormente le azioni.

Quali sono le alternative etiche per i contenuti con primati?

Diversi santuari nel Sud globale stanno lavorando per riabilitare i macachi sequestrati e promuovere contenuti educativi invece che di intrattenimento. La Wildlife Friends Foundation Thailand (WFFT) ha lanciato nel 2024 una campagna di video brevi che mostrano i comportamenti naturali dei macachi — grooming, foraggiamento, gioco — senza interazioni umane forzate. Questi video hanno raggiunto 5 milioni di visualizzazioni in sei mesi, dimostrando che l’interesse del pubblico può essere soddisfatto senza crudeltà. In Indonesia, il santuario di Jakarta Animal Aid Network (JAAN) collabora con influencer umani per creare contenuti che spiegano il traffico di primati, usando immagini dei macachi salvati in ambienti naturali. Le piattaforme potrebbero adottare un sistema di ‘certificazione etica’ per i contenuti animali, simile a quello già in uso per i prodotti biologici, ma finora nessuna lo ha implementato.

Domande frequenti

Come faccio a sapere se un video con una scimmia è stato realizzato con crudeltà?+

I segnali includono: l’animale indossa vestiti o usa utensili umani, esegue movimenti ripetitivi innaturali (come ‘ballare’), ha espressioni di stress (occhi spalancati, orecchie abbassate), e lo sfondo è un ambiente domestico o uno studio, non un habitat naturale o un santuario. Se l’animale sembra ‘troppo umano’, probabilmente è stato addestrato con la forza.

Quali sono le specie di macachi più sfruttate nei video?+

Le due specie più comuni sono il macaco dalla coda lunga (Macaca fascicularis), diffuso in Indonesia, Thailandia e Malesia, e il macaco reso (Macaca mulatta), usato soprattutto in India e Bangladesh. Entrambe sono classificate come ‘a rischio minimo’ dall’IUCN, ma le popolazioni locali stanno diminuendo a causa del traffico (IUCN Red List, 2024).

Cosa posso fare se vedo un video sospetto su TikTok o Instagram?+

Segnala il video alla piattaforma usando la funzione ‘segnala’ e scegli la categoria ‘crudeltà verso animali’. Puoi anche contattare organizzazioni come la Social Media Animal Cruelty Coalition (smacc.ngo) o Animal Defenders International per una segnalazione avanzata. Non condividere il video, perché la condivisione aumenta l’engagement e alimenta il ciclo.

Esistono leggi specifiche contro i video di macachi influencer in Italia?+

In Italia, la legge 189/2004 punisce il maltrattamento di animali, ma si applica solo se il reato avviene sul territorio nazionale. Per i video prodotti all’estero, la giurisdizione è limitata. Tuttavia, la normativa europea sui servizi digitali (DSA, 2022) obbliga le piattaforme a rimuovere contenuti illegali, inclusi quelli che mostrano crudeltà animale, e l’Italia può segnalare i contenuti alla Commissione Europea.

I santuari che usano macachi per video educativi sono etici?+

Sì, se l’animale vive in un ambiente che rispetta i suoi bisogni naturali (spazio, socialità, dieta) e non viene forzato a eseguire comportamenti. I video devono mostrare l’animale in attività spontanee, con didascalie che informano sulla specie e sulla sua conservazione. Santuari come la Wildlife Friends Foundation Thailand e il Jakarta Animal Aid Network operano con questi standard.

Quanto guadagna un trafficante da un video virale di macaco?+

Secondo un’analisi di TRAFFIC (2023), un video che raggiunge 1 milione di visualizzazioni su TikTok può generare tra 2.000 e 5.000 dollari di entrate pubblicitarie per il proprietario dell’account. I trafficanti più organizzati gestiscono decine di account e possono guadagnare fino a 100.000 dollari l’anno, mentre i singoli addestratori locali ricevono una frazione (200-500 dollari per video).

Watch next: cosa ci aspetta nel 2026?

Il 2026 potrebbe segnare una svolta se le pressioni della società civile continueranno a crescere. L’Unione Europea sta valutando l’introduzione di una tassa sui contenuti animali non etici, simile alla ‘digital services tax’, che colpirebbe le piattaforme che non rimuovono tempestivamente i video di crudeltà. Nel Sud globale, l’Indonesia e la Thailandia stanno sperimentando programmi di ‘polizia digitale della fauna’ con agenti specializzati nella scansione dei social media. Ma la vera leva è il pubblico: ogni visualizzazione non segnalata è un voto per il traffico di macachi. La prossima volta che un video di una scimmia ‘che balla’ appare nel tuo feed, ricorda: non è divertimento, è una richiesta d’aiuto.

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